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Versione

Furlan/Numero 23

 Bruno Pizzul, Massimo Furlan

 
 

La memoria di uno stadio
In uno stadio da calcio vuoto, l'artista svizzero Massimo Furlan fa un viaggio nella propria infanzia, quando da bambino recitava i nomi dei campioni del cuore nel chiuso della propria cameretta. Oggi, da adulto, svolge un'intelligente e bizzarra operazione di smontaggio dei meccanismi del gioco e del tifo. Con la maglia numero 23, Furlan gioca in solitario l'intera finale dei campionati del mondo di Spagna 1982, l'ormai leggendaria Italia-Germania 3-1, senza compagni avversari in campo, senza neppure il pallone. E mentre il glorioso cronista Bruno Pizzul starà all'artificio e giocherà con la radiocronaca della partita di allora e di quella che vede al momento, anche il pubblico sugli spalti reciterà se stesso, ascoltando la radiocronaca trasmessa in diretta da Città del Capo - radio metropolitana e Radio Nettuno.

Sono un immigrato italiano di seconda generazione. Quando avevo 7 anni  la mia famiglia si è trasferita da Ecublens à Morges. Dalla mia finestra vedevo in lontananza il campo da calcio. Più volte durante la settimana, la sera, il terreno era illuminato per gli allenamenti o le partite.  Vedevo così degli omini colorati dimenarsi per ore e ore. Avevo anche ricevuto in regalo una radiolina che mi permetteva di ascoltare, anche se in modo disturbato, la radio italiana, che trasmetteva in diretta le partite del campionato. Nella mia stanza avevo un piccolo pallone di spugna e io giocavo le partite della coppa Europa con le squadre italiane. Ho anche fatto dei goals straordinari con la Juventus o con l’Inter, e, sullo sfondo, il prato illuminato del campo sportivo. Mi sono costruito un personaggio eroico, ho sognato di diventare un artista del pallone. Non lo sarei mai diventato dato che oggi ho l’età (37 anni) nella quale i giocatori vanno in pensione e nella mia vera vita ho segnato un solo goal nella quinta lega e mi sono persino rotto un piede contro Allaman III

(Massimo Furlan)