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Netmage 05

International Live Media Festival

27/1/2005 - 29/1/2005

Netmage 05: Seguendo una premessa che avevamo lanciato nel bando internazionale e il cui esito ci ha concesso anche per quest'anno di scandagliare strani fondali produttivi (150 progetti pervenuti da tutto il mondo), il programma che presentiamo per Netmage 2005 ha cercato di tenere conto di un certo approccio "environmentale", che è emerso qua e in molti lavori, pur procedendo da diverse vie. Un programma che rileva in generale un tocco atmosferico, sfumato ed evocato iconograficamente da un punto di vista quasi cinematografico o foto-cinematico, preso dal paesaggio  (quello "naturale") e dal repertorio gestuale umano  (quello "antropologico"); o un dispiegamento esecutivo che allude all'utilizzo di una "total-machine" visivo-sonora e sinestesica, su un terreno che continua ad essere segnato da minimalismo astratto e strutturalismo minimale. Una "ambientalità" bilanciata per altro verso dalla dimensione decisamente globale, per quest'anno, se valutiamo le provenienze degli artisti e gli intricati scambi di inter-connessione progettuale: al di qua e al di dell'atlantico. Fuor di metafora questa relazione è presentata nel live di Monolake e Deadbeat (Atlantic Waves) che presuppone un duo via cavo su software dedicato, Bologna-Montreal... Passo atlantico o fossa incolmabile di senso, in questi anni..   Se sembra doveroso dare sempre più spazio a nostri omologhi oltre-oceano, nei loro tentativi difficilmente decrittabili di produrre pratiche culturali altre da una "maggioranza" elettorale due volte vittoriosa, altrettanto necessario pare il dover guardare altrove, in altri spazi geografici: la Russia dello strano duo di artisti che assembla una "Camera lucida" dal sapore lievemente post-atomico; o le vaste terre del "pacifico-boreale", Australia e Nuova Zelanda, per annusare promesse, visibilità e sonorità se non innocentemente intatte quantomeno praticabili nel patrimonio comune del transculturalismo. Ma tornando alle nostre premesse, il programma si snoda anche per questa edizione su una piattaforma unitaria di esecuzione, adattata questa volta -la prima- all'interno di uno spazio dalla grammatica rigida: un auditorium. "Gioco-forza" degli spostamenti locativi di un festival privo di collocazione fissa e storicamente ghiotto di non-luoghi e sacche immobiliari irrisolte nel tessuto urbano di Bologna che in effetti, ormai (2005), offre poche sorprese. Si giocherà pertanto nella sala forzandone la funzione e restituendo con questa collezione di live-media un'altra gioiosa dislocazione percettiva, prorogata inoltre, fino a tarda notte, negli accoglienti androni del Cassero.

Netmage 05: Following  the call for international projects, which again allows us to detect new productive territories (150 projects from around the globe), the Netmage 05 programme focusses on a certain "environmental" approach, which emerges here and there in many works, though each coming from different backgrounds. A programme which in general brings out an atmospheric touch, iconographically evoked and shaded in from an almost cinematographic or photo-cinematic point of view, taken from ("natural") landscapes and from the ("anthropologic") repertoire of human gestures. Or  an executive layout which alludes to the use of a visual-sound and synesthetic "total-machine," on a terrain which continues to be sign  posted by abstract minimalism and minimal structuralism. The "environmentalism" is counter balanced, this year, by the global dimension, taking into account the artists' origins and the intricate exchanges of  interconnected projects, from both sides of the Atlantic. This relationship is exemplified in the live performances of Monolake and Deadbeat (Atlantic Waves), a duo connected live via cable from Bologna to Montreal, on dedicated software ... Atlantic pass or unfillable moat of the senses, in these years... If it seems fair to give still more space to our interlocutors from across the ocean, in their difficult attempts to produce cultural practices (other than by a twice victorious electoral "majority") likewise it seems necessary to look elsewhere. To look at other geographic spaces, e.g. the Russia of the strange artistic duo who conceived a "Camera Lucida" of lightly post-atomic flavour; or the vast lands of the "pacific-boreal" Australia, to discover promises, visibility, and sounds if not innocently untouched, at least practicable in the common inheritance of transculturalism. . But returning to our premises, the programme unwinds itself, even for this edition, on a unitary performance platform, adapted this time -the first- inside a space of rigid definition, an auditorium. "The necessity" of moving from venue to venue in a festival lacking a fixed location and historically fond of  non-sites and  unresolved, immovable pockets in the urban fabric of Bologna, which by now (2005), really offers few surprises. Therefore the room itself will come into play, stretching its functions and  giving back with this collection of live performance media, yet another joyous perceptual transfer, continuing late into the night, in the welcoming halls of the Cassero.