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Wasted

intuizioni sul mondo in attesa che diventino una costruzione compiuta - MK & guests

18/4/2008 - 18/4/2008
W, Sottopasso di Ugo Bassi Bologna

Abitare in un sottopasso metropolitano per 48 ore: un gruppo di performer si immerge in un ambiente improprio per abitarlo. Si ricostruisce un prototipo di habitat precario - allo stesso tempo domestico e selvaggio - e se ne considerano tutti i disequilibri, generatori di principi ergonomici della sopravvivenza. Ad ognuna di queste unità viene chiesto di individuare un posto e costruire il proprio spazio privato sotto forma di baracca/capanna/igloo/eccetera (Warehouse).
Che tipo di contributo possono apportare queste unità ad un piano regolatore della favela temporanea?
Che tipo di comunicazione è possibile instaurare a partire dal fatto che l'esterno risulta contemporaneamente un FUORI da sé e un DENTRO un progetto collettivo? (Where is my mind?)

La dinamica permette di sperimentare comunicazioni con altre unità abitative e di vagare nel paesaggio che si sta compiendo senza progetto (Walkabout). Lo stare fuori si corrompe immediatamente con la visibilità ma ogni progettualità può essere privata di accento rappresentativo senza perdere di ambiguità (What?)
La dinamica potrebbe potenziare intuizioni personali del performer in merito alla ritualità corporea della propria solitudine, eccetera (Wake).
Un processo corruttibile di discesa/risalita: il sottopasso viene aperto al pubblico nella parte finale dell'esperimento abitativo mostrandosi come agglomerato spaziotemporale; le tracce dell'esperimento abitativo sopravvivono nell'incontro con il pubblico (Wasted).  
L'incontro ha un andamento caotico, dilatato su diverse ore.
Un piccolo quartiere, generatore di suono. Baracche vuote, traslochi o “visite a se stessi”. Abitanti sedentari e con tendenze nomadi, che ricostruiscono e smontano  in funzione dei propri desideri di contatto o di attenzione (Warning). Intrusioni esterne (Wolf).

Ogni volta che passo su uno svincolo autostradale mi meraviglia il vasto prato o la montagnola che fungono da spartitraffico e mi sembra sempre di avere davanti agli occhi il luogo ideale per una fondazione. (Forse semplicemente l'immagine più banale è anche la più chiara: la porticina che sta per aprirsi dell'orologio a cucù).

Living in an underground subway for 48 hours: a group of performers immerse themselves in an improper environment to live in. They reconstruct a prototype of precarious habitats – both domestic and wild – where one could experience all the imbalances that generate the ergonomic principles of survival. Each performer is asked to pick out a place and to construct his own private space in the form of a shed/shack/igloo etcetera (Warehouse).
What type of contribution can be made by these performers towards the urban planning of a makeshift slum or favela?
What type of relashionships one can establish, given the fact that the external remains something OUTSIDE  you, and at the same time is INSIDE a collective project? (Where is my mind?)
The dynamics allow for experimental ways of communicating with the other housing units and to wander around the landscape that is being accomplished without a project (Walkabout). Being out immediately corrupts visibility, but every planning can be deprived of a representative accent without losing its ambiguity. (What?)
The dynamics can also strengthen the personal intuition of a performer according to the corporeal rituality of his own solitude, etc (Wake).
A corruptible process of descending and re-climbing: the subway is open to the public during the final part of the live-in experiment, displayed as a space-time agglomerate, the traces of the live-in experiment survive the meeting with the public (Wasted).
The meeting is a chaotic process, spread out over several hours.
A little area, a sound generator. Empty shacks, moves or 'visits to oneself'. Sedentary inhabitants with nomadic tendencies, that reconstruct and dismantle according to their desire for contact or for attention (Warning).
External intrusions (Wolf).

Every time I pass a motorway exit, I wonder about the vast fields of grass or the hills that act as central reservations, and I feel them as the ideal place for a foundation.(Maybe the most banal and also clearest image is: the little door of the cuckoo clock which is just about to open).